“Guarda Antonella, io parlo poco. Non perché non abbia nulla da dire,  è che ogni volta che sento qualcosa di forte – un fastidio, una delusione, o anche un desiderio – mi blocco.

Mi ripeto che non vale la pena, che tanto l’altro non capirebbe, che certe emozioni e’ meglio tenerle per me. Così alla fine faccio finta di niente. Con tutti. Anche con me stessa.”

Ne sento tante, di storie così.

E non sono storie drammatiche all’apparenza. Sono vite piene magari, ma silenziate. Persone che si sono allenate talmente tanto a “contenere”, da non accorgersi che non sentono più.

Quando metti il silenziatore a te stessa/o troppo a lungo succede che:

• Ti convinci che “va tutto bene”, anche se dentro senti che non è affatto così 

• Perdi il contatto con ciò che vuoi davvero

• Ti adatti continuamente fino a non sapere più chi sei

• Vivi come in apnea, e non sai neanche da quanto tempo non respiri più 

E così succede che a poco a poco ti spegni.

Perché il silenzio prolungato non protegge. Anestetizza.

La tua vita procede giorno dopo giorno sempre uguale, ma tu non ci sei più davvero.

E lo sai perché qualcosa ogni tanto si riaccende dentro di te:

un sogno che riaffiora,

una rabbia improvvisa, 

un desiderio feroce, 

una lacrima che spunta senza motivo.

È la tua voce che bussa.

Bussa per uscire, per rivelarti, e forse è arrivato il momento di smettere di rimandare.

Un primo passo potrebbe essere quello di iniziare a dire almeno una cosa vera, scomoda, tua, che senti profondamente (o scriverla, ancora meglio) a te stessa/o, e poi – con coraggio, fermezza e gentilezza– anche agli altri.

Prova a ricominciare da qui, da un piccolo spiraglio nell’armatura in cui ti sei nascosta/o.

Lascia uscire la tua luce. 🌟

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