(Il coraggio di non opporsi al cambiamento)
Qualche giorno fa in colloquio, riflettevo insieme a F. sul fatto che la nostra sofferenza molto spesso non nasce da ciò che accade, ma dal modo in cui ci aggrappiamo a ciò che vorremmo non cambiasse mai.
Persone, situazioni, ruoli, convinzioni:
li stringiamo forte come se fossero boe in mezzo al mare, quando in realtà la vita ci chiede di lasciarci muovere, di respirare, di fluire.
Ogni volta che resistiamo al cambiamento, che ci opponiamo al naturale scorrere delle cose, ci sentiamo bloccati, irrigiditi, impauriti.
È come voler fermare il corso di un fiume con le mani: più ci opponiamo, più ci stanchiamo, e più soffriamo.
Accogliere il movimento della vita non significa rassegnarsi.
Significa imparare a fidarci del fatto che non tutto ciò che finisce è una perdita, e che non tutto ciò che cambia è una minaccia.
Si tratta di uno “spostamento interiore”: dall’attaccamento alla possibilità, dal controllo alla fiducia, dalla paura alla presenza.
E’ difficile, lo so bene, lo so da tutte le persone giovani e grandi che accompagno da anni e lo so in primis da me stessa e dalla mia esperienza personale, e’ difficile lasciare andare, ma forse la vera libertà sta proprio lì: nel lasciare che la vita ci sorprenda, senza incatenarci a ciò che vorremmo restasse immobile.
Anche perché, generalmente, ciò che resta immobile non è vivo.
Buona settimana!
