Ci sono esperienze che ci spaventano, altre che sembrano bloccarci, altre ancora che non capiamo o non accettiamo. Eppure, non è mai solo l’esperienza in sé a determinare l’impatto che essa avrà su di noi. 

È la cornice in cui mettiamo quell’esperienza. Il significato che le attribuiamo. Le parole con cui ce la raccontiamo (e con cui poi la raccontiamo agli altri)

“Sono stata/o lasciata/o”- per esempio- può essere incorniciato come → “Non valgo abbastanza”.

Oppure come → “È stato un passaggio doloroso che mi ha riportata/o a me”.

Stessa realtà, due modi di leggerla completamente diversi. Uno ti imprigiona nel dolore e in una ferita all’autostima che potenzialmente andrà a ricadere come un domino su altri ambiti della tua vita. L’altro apre spazio a una nuova versione di te, alla voglia di crescere, scoprire, costruire.

Imparare a riposizionare le esperienze nella cornice più utile e generativa è una delle capacità più fruttuose e intelligenti che tu possa apprendere. Non per fingere che non faccia male. Ma per ritrovare la tua direzione, anche dentro al dolore.

La cornice è una “seconda lettura” che non cambia il passato. 

Ma cambia il tuo modo di vivere il presente. 

E, di conseguenza, può cambiare decisamente il tuo futuro.

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